martedì 8 aprile 2008

Il pestaggio

MARCO
Quella notte non riuscivo proprio a prendere sonno. Le lenzuola erano appiccicose e la luna fendeva dalla finestra semi-aperta. La stanza era vuota e silenziosa ed un alone di mistero avvolgeva il mondo circostante d'oscurità . Non faceva che tornarmi in mente Tommaso, i suoi occhi raggianti e la sua stretta di mano. Poi la mente mi tradiva e mi portava alla mente l'immgine di Tommaso nudo, innocente, indifeso... i nostri corpi incollati in abbraccio. Non volevo ci fosse dell'erotismo nei miei pensieri su di lui,lo conoscevo da poche ore; ma lui era così, perfetto, e mi aveva incantato. Improvvisamente qualcosa si mosse sotto i calzoni leggeri del pigiama. Il mio sesso aveva risposto alla chiamata dei miei pensieri. Lentamente feci strisciare la mano sotto le lenzuola leggere ed afferrai l'intruso, sì, lo afferrai. Cominciai poi a massaggiarlo. Non volevo masturbarmi pensando a quel ragazzo ancora sconosciuto. Ma lo feci. Non mi resi neanche conto quando una piacevole sensazione mi invase il corpo ed un brivido mi percorse la schiena. Un essenza calda mi percorse l'inguine. Guardai la sveglia...1.35.
Mi accasciai sfinito al cuscino e caddii in un sonno profondo.
Il mattino seguente fu il cinguettio di un passero a svegliarmi. Alle 10.05 mi alzai dal letto e notai il mio sperma che si era essiccato sull'inguine. Andai in bagno a lavarmi; la sensazione delle mie mani calde sul mio inguine mi eccitarono, tanto che il mio pene riprese volume. Senza neanche accorgermi ripresi a masturbarmi. Mi tornarono in mente le scene dei molti video gay che avevo visto al pc e rispolverai un'idea che da molto tempo vagava nella mia mente: volevo provare il piacere della stimolazione anale. Si, ero da sempre stato gay, ma da poco l'avevo realmente scoperto, ed ogni giorno mettevo alla prova il mio corpo in nuovi piaceri; ma quello della stimolazione anale non lo avevo mai provato e, francamente, avevo un pò di timore. Andai in cucina e frugai tra i vari cibi... volevo trovare qualcosa di non troppo grosso che più si avvicinasse ad un membro umano. Presi un cetriolo ma era davvero troppo grosso per la prima volta, allora continuai a frugare col pene in tiro ed infine trovai una confezione di wurstel, quelli che non mi erano mai piaciuti. Ne sfilai uno e lo strinsi in mano, come per abituarmi all'idea. Poi lo misi in tasca ed andai in bagno. In casa non c'era nessuno, ma dovevo stare attento a non farmi scoprire. Con le mani che mi tremavano mi sfilai i calzoni leggerissimi del pigiama e presi di nuovo a massaggiarmi il pene. Poi mi bagnai un dito , mi misi a sedere sul water e, come avevo letto nei tanti racconti, lo avvicinai all'ano e cominciai a massaggiarlo. Un brivido mi percorse la schiena quando lo infilai dentro il mio corpo inerme e spaventato. Sensazioni nuove mi invasero il corpo, nuovi piaceri mi inebriavano la mente. All'acqua aggiunsi un pò di sapone, per dare più fluidità, e dopo poco un secondo dito entrò dentro di me. Sentivo di essere pronto, così avvicinai il wurstel al mio buchino vergine. Sentivo quel pezzo di carne massaggiare quell'apertura e cominciai a spingerlo verso l'alto. Era entrato per metà, quando mi resi conto che non volevo... l'idea di procurarmi quel piacere da solo mi disgustava, quindi feci uscire l'oggetto dal mio corpo e lo buttai. Non sapevo neanche se mi era piaciuto... probabilmente si, ma la sensazione appiccicosa ce aveva lasciato tra le mie natiche mi infastidiva. Mi alzai in piedi e ripresi a masturbarmi normalmente. Le mie mani stringevano quel pezzo di carne caldissimo e duro, che poco dopo venne, molto più copiosamente del solito. Mi vestii e poco dopo uscii portandomi dietro il mio amato Rat Man (è un fumetto, per chi non lo sapesse).
Attraversai un isolato per andare al campetto, quando fui distratto da grida e rumori. Corsi a vedere di cosa si trattasse. Un gruppo di ragazzi stava picchiando un povero sventurato, che era anche caduto a terra, sporco di sabbia ed erba fresca. Ad un tratto lo sventrato alzò il capo e subito riconobbi gli occhi inconfondibili d Tommaso. Non potevo salvarlo, ce le avrei prese anch'io; fare a botte non era mai stato i mio forte. Così decisi di nascondermi ed uscire non appena se ne sarebbero andati. Mi sentivo un vigliacco là, dietro a quell'albero, ma non potevo entrare in suo aiuto. Poco dopo la banda di bulli se la diede a gambe continuando ad insultare Tommaso e poco dopo entrai in scena io, sententdomi ancora più verme. Lo presi per le spalle e lo tirai su di peso. Aveva il sangue alle labbra e varie ferite sulle braccia, lasciate scoperte da una canottiera estiva. Mi guardò con sguardo innocente e, proprio come era successo a me al nostro primo incontro, le scappò solo un "grazie" balbettato.
"Beh, anche tu ieri mi hai salvato, era il minimo che potessi fare" risposi sarcasticamente. Mi sorrise.
Lo portai alla fontana e le feci sciacquare il sangue dalla bocca. Averlo lì, stretto alle mie braccia mi fece sentire vivo.
"Come mai ti stavano picchiando quelli là?" le chiesi curioso.
"Volevano i soldi, ma siccome non ne avevo mi hanno picchiato" rispose abbassando il capo, come a volersi vergognare.
"Mi spiace, purtroppo 'sta gente ci sarà sempre al mondo" dissi in tono comprensivo.
poi continuai "ti và un gelato?" .
" Si!" rispose. E quasi gli si illuminarono gli occhi. Era dolcissimo.
C'incamminammo verso la mia gelateria preferita e lì consumammo 2 bei gelati. Non si preoccupò di chi avrebbe dovuto pagare. Probabilmente non avevano molti soldi in famiglia. Ma mi ringraziò, mi ringraziò tantissime volte. Parlammo un bel pò e scoprii un sacco di cose su di lui.
Verso mezzogiorno mi disse che doveva andare a casa.
"Vuoi che ti accompagno?" le chiesi premuroso.
"No" rispose seccando la mia domanda. Ma non potevo farmelo sfuggire, ormai mi sarei acontentato anche solo della sua amicizia, ormai che c'ero vicinissimo.
" Domani vado a pesca, ti va d venire?" le chiesi improvvisando. Sì perchè quella della pesca era una storia inventata lipperlì, pensando che l'idea potesse piacerle.
" A dir la verità io non so pescare, poi nn ho neanche una canna!" disse sorridendo.
" Beh, neanche io sò pescare. Vorà dire che impareremo insieme!".
" E va bene dai, ci stò. A che ora?" chiese.
" 9 puntuale ti aspetto al campetto." Dissi fiscale.
"Ci starò. Ora vò che mamma mi aspetta. Ciao e grazie ancora!" mi salutò quel ragazzetto , tanto bello quanto imbranato.
Tornai a casa pensando che non mi meritavo quei ringrazamenti. Ero stato un vigliacco.
Ma forse le cose stavano prendendo la piega giusta e questo mi rasserenò.

TOMMASO
Erano le 7 di sera quando la suoneria del cellulare segnalò l'arrivo di un messaggio. Lo presi in mano; era vecchio, ma era l'unico che potevo avere.
" Alle 9.30 alla baracca. Vestiti bene!"
Era Luca. Mi aspettava alla baracca, probabilmente non solo! La baracca era una vecchia casa ormai da anni disabitata, diventata luogo dei nostri incontri. Le sue pareti conoscevano ormai a memoria la mia vita, le sue finestre sapevano ciò che provavo in quel vecchio letto,ogni volta che mi ci stendevo. La baracca era ormai la mia vita.
Alle 9.00, dopo cena, andai in camera e mi chiusi dentro. Mi spogliai completmente nudo, poi presi dal cassetto il perizoma nero, che tenevo ben nacosto. Evitavo di guardarmi allo specchio; non volevo vedere ciò che ero diventato. Alle 9.20 mi avviai alla baracca, con in spalle il mio fedele zaino ed il timore. Lo stesso timore che ogni giorno mi accalappiava l'animo.Entrai nella baracca e mi accolse Luca.
" Ci sono ospiti fai il bravo stasera" disse indicando tre ragazzi che stavano in un angolo. Uno era di colore ed aveva in testa un cappellino da rapper. Era muscoloso e doveva vere almeno 18 anni. Un altro era di media statura, esile, con lunghi capelli castani. L'ultimo, e probabilmente anche il più bello, era alto, dagli occhi azzurri ed i capelli biondi... già, biondi, proprio come Marco.
Si presentarono: quello di colore si chiamava Julio, il biondino Andrea e l'altro Carlo.
Mi lanciarono i soldi, poi Andrea disse:
" Dai troietta, facci vedere di cosa sei capace".
Ero abiuato ad affermazioni simili, non mi scandalizzai. Sapevo cosa dovevo fare.
Iniziai a spogliarmi lentamente, accompagnando lo spogliarello a gesti provocatori. Rimasi in perizoma.
" O lù, non ci avevi detto che la troietta aveva anche un bel culo" obbiettò Julio.
Mi vergognai, ma continuai a far passare le mie mani sul mi corpo.
"Allora, chi vuole cominciare?" dissi ai tre.
Carlo, il più basso, si alzò. Gli altri tre cominciarono ad urlare "Carlo Carlo" prorpio come ai cori dello stadio. Io lo spogliai, lasciando gli abiti come capitava. Rimasto in boxer lo trascinai al vecchio letto e cominciai a massaggiargli la verga, ancora molle sotto i boxer neri. Poco dopo cominciai a sfilarglieli lentamente, facendoli passare sulle gambe semi-glabre. Il suo sesso aveva cominciato a prendere consistenza. Gli massaggiai i testicoli e mi avvicinai al suo pacco ormai completamente eretto. Non era grandissimo ma si faceva rispettare; con lentezza e sensualità lo presi in bocca. Intanto il ragazzo m'incitava: "Dai puttanella, ciucciamelo tutto". Si, era squallido, ma quella era avrei portato a casa 40 euro e l'idea mi faceva sentire meglio. Mentre continuavo col mio movimento, notai gli altri che si spogliavano, fino a rimanere anche loro in mutande.
Andrea, il biondino, era veramene un bel ragazzo e l'idea di fare sesso con lui, per quanto squallida, mi eccitava.
Mentre leccavo il glande, un sapore mi invase la bocca... era il sapore del piacere: Carlo stava per venire. Fece uscire la verga dalla mia bocca e cominciò a masturbarsi. Scaricò il suo seme sulla mia faccia, accompagnando il gesto a gemiti di piacere ed apprezzamenti. Mi ripulii con i fazzoletti che mi ero portato e mi preparai per il prossimo: Luca. Ormai conoscevo il suo pene, cosa piaceva a lui e non mi fu quindi difficile riuscire a soddisfarlo. Mentre tenevo in bocca il pene di Luca, il biondino si avvicinò verso di noi. Un brivido mi percorse la schiena. Andrea si sfilò i boxer fiorati stile anni '70, esibendo il suo pacco che avrà misurato più o meno sui 17. Prese il profilattico e lo fece scorrere per tutta la lunghezza della verga.
"Allora, sei pronta troietta?" mi chiese strizzando l'occhio. Io per un attimo abbandonai Luca e mi voltai.
"Si, prontissima" risposi schiaffeggiandomi i glutei. Mi sfilò il perizoma nero con violenza; un altro brivido mi percorse la schiena. Ero nudo, davanti a quel ragazzo che altro non voleva che il piacere; non gli interssava niente di me come persona, ma solo come oggetto. Con le mani allargò le mie natiche e fece entrare un suo dito dentro di me. Lo assecodai muovendo il sedere su e giù, facilitando la penetrazione. Solo in qul momento anche il mio membro andò in tiro. Andrea fece scivolare il dito fuori dal mio corpo ed aprì di nuovo i glutei, facendomi sentire indifeso, pronto a essere sottomesso. Poco dopo appoggiò il glande vicino al mio buco, per passare alla penetrazione vera e propria. Entrò piano, ma mi fece male; ad un tratto sentii i suoi testicoli urtare contro le natiche e capii che era entrato completamente dentro di me. Lo sentivo dentro il mio stomaco, dentro la mia anima, e per un attimo immaginai che era Marco ad essersi impadronito della mia anima. Andrea cominciò il suo movimento nello stesso istante in cui Luca inondò la mia bocca col suo seme. Inghiottii il suo nettare, ne fui costretto.
Il dolore iniziale si trasformò ben presto in piacere; sentivo i suoi 17 cm scorrere dentro di me, ad un ritmo inizialmente lento, poi sempre più veloce. Sentivo il suo respiro su di me, il suo odore addosso al mio. Inostri corpi fusi nel piacere. Dopo un pò Andrea uscì dal mio corpo. Provai una strana sensazione; come se fossi stato svuotato nello stomaco. Il mio sfinere era dolorante ed aperto. Andrea mi fece girare a pancia in su, con le gambe aperte. Puntò di nuovo la verga contro il mio buco straziato. Ancora una volta quel piacere tornò a riempirmi l'anima. Ogni volta che ritirava il suo membro e lo rispingeva dentro un brivido percorreva la mia schiena. Mentre mi possedeva, vedevo l suo bel volto e mi tornava alla mente quello di Marco; mi piaceva pensare che fosse lui a possedre il mio corpo. Le nostre bocche si toccarono e le nostre lingue si scontravano in un vorticoso piacere. Ad un tratto si fermò, rimanendo col pene dentro di me per qualche istante... era venuto. Ne uscì poco dopo con un colpo netto, procurandomi l'ultimo brivido di piacere.
Julio, il più "anziano" si avicinò contro di me. "Allora puttanella, sei pronta ad assaggiare il mio pitone?" disse ridendo. Gli altri tre gli fecero l'eco. Si denudò davanti ai miei occhi, mostrando un membro di almeno 23 cm ed un diametro veramente esagerato. Avevo paura, non volevo più essere il loro oggetto. Presi in mano ciò che potevo prendere e scappai di corsa, lasciandomi alle spalle i quattro, che cominciarono ad urlare ed imprecare: "Dove scappi puttana? Tanto prima o poi ti acchiappiamo!". Aumentai la mia velocità e mi fermai solo ai bagni pubblici del campetto, quello dove avevo incontrato Marco. Entrai in un bagno e mi infilai il perizoma. Ero arrivato fin lì completamente nudo. Mi infilai anche i calzoni e la canottiera, poi me ne tornai a casa. Quella sera ci misi ad addormentarmi. Il bruciore allo stomaco e allo sfintere mi tormentavano.
La mattina dopo fu un raggio di sole rompi-scatole a svegliarmi. Subito portai un dito all'ano per sentire se era ancora dilatato. Scivolò fluido ed appurai che dovevo smetterla di vendere me stesso.
Presi il mio romanzo e mi diressi al campetto. Ad un tratto, per strada, sentii una mano strattonarmi ed una forza estranea trascinarmi dentro al bagno del campetto.Viddi i volti dei 4 della sera prima e compresi subito che volevano vendicarsi per averli lasciati lì a bocca asciutta.
"Mi sbaglio o ieri hai lasciato qualcosa metà?" disse Julio. "O mi dai i soldi, o finisci il lavoro come una vera puttana che si rispetti" continuò minaccioso.
Io non avevo portato i soldi con me, ma di certo non volevo finire il lavoro.
"Be, non ho i soldi qui, ma posso..." volevo dirgli passare a casa ma Julio m'interruppe.
"Allora girati, i patti son patti". Con forza si girò e mi abbassò i calzoni ed i boxer metre gli altri 3 mi tenevano. Ero accasciato col viso rivolto al water. Un odore disgustoso di urina mi invase le narici. Ad un tratto sentii il glande di Julio fare pressione sul mio sfintere; sentii che il glande era appena entrato dentro di me e questo mi fece gridare. La mia forza di volontà, o chissà che altro, mi fecere liberare dalla stretta dei tre e in quel momento sentii qulla cosa viscida ed enorme uscire dal mio corpo innocente. Riuscii al allacciarmi i calzoni in fretta e ad uscire. I quattro mi inseguirno e mi gettarono a terra, cominciana riempirmi di calci e a percuotermi con violenza. In tanto, come un miraggio stupendo, viddi Marco nascondersi dietro un grosso albero. La sua visione paradisiaca mi alleviava idolore inferto dai copli. Ad un tratto Julio, quel maledetto, mi si avvicinò all'orecchio e mi sussurrò: "tanto prima o poi te lo sfondo quel maledetto culo", poi mi lanciò un ultimo calcio alle coste. Se ne andarono e Marco uscì dall'albero fingendo di essere appena arrivato. Era stato un vigliacco, ma daltronde non eravamo neanche amici; e poi volevo perdonarglielo... lui mi piaceva come nessuno mi era mai piaciuto!
Mi porse la mano, dolcissimo, ed io riuscii solo ad emettere un "grazie" poco scandito.
M'accompagnò alla fontana e si prese cura di me, come se ci conoscessimo da una vita.
"Ti và un gelato?" mi chiese all'improvviso facendomi rimanere di sasso. Mi s'illuminarono gli occhi e la mia risposta non poteva essere altro che "si!".
Sentire le sue braccia su di me mi faceva sentire vivo.
Mi chiese se doveva accompagnarmi a casa, ma non volevo far vedere in quale squallore abitavo a lui, che a giudicare fa come vestiva se la passava bene.
Mi invitò a pesca, non sapevo pescare, ma accettai.
Non vedevo l'ora... ci salutammo!
Forse le cose stavano prendendo la piega giusta.

...continua...

2 commenti:

Dario ha detto...

e allora???? che si sparisce così....
forza!!!! aspettiamo il seguito!!!

Unknown ha detto...

ciao.. insieme ai complimenti per il vostro stile.. che mi piace molto.. devo però farvi una critica... quanto ci mettete per scrivere il resto?!?!
ciao ciao, simo