MARCO
Il mattino seguente la sveglia fastidiosa del cellulare mi fece sobbalzare dal letto. Erano le 9.00 ed io ero eccitato ma allo stesso tempo agitato per l'incontro imminente con Tommaso. Il giorno prima lo avevo passato a farmi insegnare da papà a pescare. Alle 9.20 mi diressi al luogo dell'incontro e da lontano notai il casco moro di Tommaso.
" Giorno!" disse con un sorriso sbarazzino.
"Giorno" risposi io ricambiando il sorriso."Allora, pronto?" continuai.
"Sissignore"
Ci incamminammo con le bici verso il laghetto artificiale che era stato il luogo delle mie domeniche d'infanzia, quando mio padre mi portava tutte le domeniche con lui, quando avevo ancora un padre... ultimamente era come se non ce l'avessi più, non stavamo mai insieme ed era come se non ci conoscevamo.
Arrivammo al lago alle 9.45 e con mio gradimento notai che era completamente deserto.
Entrammo dall'entrata principale ed andammo in reception per pagare.
CErcai di sistemarmi in un angolo abbastanza appartato e Tommaso mi seguì come un cagnolino sperduto, in quel luogo sconosciuto ancora per lui.
Quel giorno era vestito con una semplicissima tuta e scarpe da ginnastica, ma era egualmente raggiante. Io invece mi ero vestito di tutto punto, forse perchè era mia abitudine vestire bene, forse per Tommaso. Presi le canne e le sistemai come avevo imparato, poi mi misi a sedere a terra, invitanto Tommaso a sedersi.
"Insomma, tu che scuola fai" chiesi per rompere il ghiaccio...
" Beh, mi sono trasferito da un mese qui, prima abitavo a Trani, in Puglia, e là frequentavo il liceo classico... tu?"
" Io industriali!"
Era molto agitato, si toccava i capelli, si grattava la testa. Mentre parlava non mi guardava, ma ogni tanto ci scappava qualche sguardo rubato. I suoi occhi erano la cosa più bella che avessi mai visto, le sue labbra carnose mi invitavano a darle un bacio... un solo ed innocente bacio.
Mentre parlavamo del più e del meno, aveva appena abboccato un pesce sfortunato.
"Ma guarda, la fortuna del princiapiante!" dissi sarcasticamente. "Avanti afferrala"
Con fare maldestro afferrò la canna ed io mi misi dietro di lui per guidarlo.
Il mio membro era a contatto col suo sedere e la cosa mi eccitò, tanto da provocarmi un semi-erezione. Sperai che non se ne fosse accorto... ad un tratto il pesce, che doveva essere veramente grande, lasciò la presa ed io e Tommaso cademmo a terra, io sotto e lui sopra di me. Fu una situazione molto imbarazzante, soprattutto per me che non riuscivo più a controllare la mia erezione. Tommaso riprese subito posizione ed io riuscii a salvarmi, ma non mi rialzai, perchè ormai sarebbe stato evidente il mio segno d'eccitazione, così chiusi le gambe e rimasi seduto sull'erba fresca del prato.
"Scusa" chiese Tommaso con aria avvilita.
"Ma di che! La colpa è del pesce che è scappato, mica tua!"
Mi sorrise e rimise la canna a posto.
"Eih, ma quelli ce l'hanno ancora con te?"
"Si, ma non li ho più visti"
Ogni discorso che tentavo di iniziare, poi si chiudeva con imbarazzanti silenzi e sguardi ambigui, e questo non faceva che rendere l'aria più tesa.
"Io vado in bagno a pisciare, rimani qui o vieni anche tu a cambiare l'acqua al pesce?" dissi sarcasticamente per rompere quell'aria elettrica.
"Vengo, scappa anche a me!"
Ci avviammo ai bagni del laghetto, ed io ero eccitatissimo all'idea che Tommaso avesse violato la mia intimità, dato che lì c'erano gli urinatoi e non le cabine chiuse.
Mi avvicinai a quello più lontano dalla porta e Tommaso si fissò.
"Dai, che fai ti fissi?"
"Eh scusa, ma mi fanno impressione sti cosi"
"Eh, mica servirà un cesso d'oro per una pisciata"
E sorridendo si mise sull'orinatoio accanto al mio e tirò fuori la verga. Con la coda dell'occhio tentai di sbirciare e vidi un bel pezzo di carne, con normali dimensioni, ma nessuna erezione. La mia invece, che se ne era andata, mio malgrado tornò, ed io cercai di nasconderla il più possibile, ma probabilmente Tommaso se ne accorse. Tirai su i boxer verdi e Tommaso fece lo stesso. Andai verso il lavandino e lui coninuava a recitare la parte del cagnolino sperduto, seguendomi passo dopo passo; mi sciacquai le mani e mi voltai di scatto. Il contatto di sguardi fu breve e conciso, non lasciò a nessuno dei due il tempo di riflettere; non ricordo neanche di chi fu l'iniziativa, ricordo solo che socchiusi gli occhi, e ritrovai le mie labbra a contatto con quelle di Tommaso. Non avevo baciato nessuno prima d'allora, mi sentivo impacciato ed avevo paura che entrasse qualcuno, ma ben presto si creò un baratro tra noi ed il mondo circostante, un baratro nel quale sarei voluto rimanere in eterno. Il mio sesso cominciò ad agitarsi da sotto i jeans, quando le nostre lingue entrarono in contatto. Fù il rumore sordo di passi a riportarci al mondo normale... ci staccammo ed uscimmo abbassando la testa, senza dire una parola. Fu un bacio inaspettato, almeno per me, ed è per questo che fu sublime. Tornammo alla nostra postazione; l'aria aveva assunto qualcosa di diverso, l'acqua taciturna del lago sembrava aver ripreso vita. Io stesso mi sentivo nuovo, ma non riuscivo a dir nulla... il silenzio era l'unico discorso concreto che riuscivo a formulare.
Ad un tratto però, arrivarono nella mia mente quelle tante domande, che è normale chiedersi in situazioni simili...
Ma allora è gay? Perchè l'ha fatto? Finirà qui?...
Mi girai verso di lui e non appena i nostri sguardi si incrociarono mi voltai... i miei occhi erano fuggitivi, impauriti... i suoi sicuri, decisi.
Mi guardai intorno, non c'era nessuno nei paraggi. Tommaso si avvicinò a me e questa volta i nostri sguardi s'incrociarono in un attimo d'immensità. Ci baciammo di nuovo, mi lasciai andare questa volta; il contatto della mia lingua ingenua ed inesperta con la sua mi fece pensare ad un film... ma questa volta era la realtà, e questa volta non era crudele come era sempre stata. Non c'era nessuna colonna sonora ad accompagnare il nostro bacio, solo il battito del mio cuore impaziente di cose nuove. Ci staccammo, mi sorrise; Mi prese la mano e si alzò. Questa volta il cagnolino sperduto ero io. Mi portò in una siepe dietro i bagni e mi baciò di nuovo, cominciò a massaggiarmi i fianchi ed insinuare le sue mani sotto la maglietta... ci baciammo ancora, adesso era più facile. I suoi gesti erano agili e sicuri, i miei invece lenti e tremendamente goffi. Le sue mani percorsero il mio corpo coperto ancora di infantilità, poi continuarono verso il basso, violarono la mia intimità. Tommaso strinse il mio pene ed un brivido mi percorse la schiena...
non ricordo bene il perchè, ma lo fermai.
Mi guardò con aria spaventata ma non disse nulla.
-Perdonami, è che sta succedendo tutto così in fretta che neanche me ne sto rendendo conto- tentai di giustificarmi
-Scusa- sentenziò prontamente abbassando gli occhi
- Don't worry!- le dissi strizzando l'occhio. -Scusa ma devo andare, si è fatto tardi- continuai guardando l'orologio.
- Si, anch'io!- mi seguì lui senza aggiungere altro.
Il viaggio di ritorno fu terribilmente imbarazzante e quindi fui io a prendere l'iniziativa:
-Allora, come sei stato?-
-Benissimo, è divertente pescare!
"Beh, in realtà abbiamo fatto tutto tranne pescare" , pensai tra me!
-Sono arrivato- dissi, ormai contento di essere uscito da quella situazione.
-Aspetta, ti lascio il mio numero, magari ci sentiamo- mi disse sorridendo
Presi quel numero, quel pezzo di vita, e me ne andai senza dire altro.
Entrai in casa ed una domanda mi sovvenne: "cosa sarebbe successo se non l'avessi fermato?"
TOMMASO
Ore 8.30, il sole era già davanti casa mia ed io ero sveglio. M'infilai la mia tuta migliore ed uscii di casa. Aspettai a lungo Marco, tanto che per un momento pensai mi avesse dato buca. Solo quando lo vidi arrivare da lontano capii che quanto stava accadendo non era un sogno, ma la realtà. Lo salutai sorridendo, cercando di risultare più naturale possibile.C'incamminammo verso il laghetto e durante il tragitto ci scambiammo pochissime parole; quella mattina l'aria era più fresca e piacevole del solito, o forse era solo lui a renderla tale...
Arrivammo in un bel posto immerso di verde. Una volta pagati i biglietti ci recammo nel nostro nido, che Marco stava accuratamente scegliendo con lo sguardo attento di un cane da caccia, ma gli stessi angelici occhi.
Sistemate le canne, iniziò la conversazione più difficile ed interminabile della mia vita... ero agitatissimo, avevo mille timori, ero sicuro che prima o poi la discussione sarebbe caduta sulle ragazze ed io? cosa avrei detto?
Con mia sorpresa invece Marco non era il classico ragazzo che parlava di figa in continuazione, si pavoneggiava raccontando delle sue tresche e si sistemava il pacco per sana abitudine. Non che mi dispiacesse, anzi, però ancora non avevo nutrito il minimo sospetto sul suo orientamento sessuale. Mentre parlavamo mi persi nei suoi occhi e mi accorsi di quanti colori e quanti disegni potessero essere racchiusi in uno spazio così piccolo...
Stavamo parlando del più e del meno quando Marco mi ordinò di afferrare la canna. Senza indugiare mi precipitai goffamente sull'oggetto ma non riuscii a combinare nulla; allora Marco, come da fratello maggiore mi si mise dietro, a guidare i miei gesti maldestri. Non seppi se fece apposta a poggiare il suo sesso contro le mie natiche, non seppi se aveva progettato di farmi cadere sopra il suo pene ormai quasi completamente eretto, successe e basta, e fu tremendamente imbarazzante. Realizzai che ero stato io a mollare la canna e farci cadere tutti e due, così chiesi scusa avvilito. Mi disse di non preoccuparmi.
L'aria, dopo quella caduta, si era fatta più elettrica e così per smezzare la tensione Marco m'invitò ad andare al bagno. Fu li che riuscii a vedere per la prima volta il suo sesso nudo, come madre natura gliel'aveva donato: non era enorme, ne avevo visti di più grandi, ma era coperto di grosse vene ed una cappella rosea svettava fiera sulla cima.
Mi decisi, dovevo attuare il mio piano, sarebbe dovuto succedere qualcosa... mentre si lavava le mani mi misi dietro di lui ed aspettai il momento per poterle rubare un bacio, quel bacio che tanto desideravo dalla prima volta che lo avevo visto. L'incontro delle nostre labbra fu lento e conciso, non si oppose, chiuse gli occhi e si lasciò trascinare dal bacio più bello della sua vita. Dopo i primi attimi di timidezza aprì la bocca e lasciò che le nostre lingue umide e curiose entrassero in contatto. Aveva un buon sapore.
Furono dei maledetti passi ad interrompere quell'attimo di piacere. Tornammo in silenzio al nostro "nido". Passarono pochi attimi quando il contatto dei nostri sguardi fu inenitabile e provocò un altro schizzo di passione improvvisa. Dopo il secondo bacio lo presi per mano e lo trascinai nella siepe che avevo intravisto poco prima, per condividere con lui quei momenti in assoluta intimità. Mi avvinghiai sul suo corpo esile ma perfetto e mi lasciai andare completamente, ormai sicuro della sua reazione. Mi sorprese però quando, arrivato al contatto con il suo pene, lui si spostò furtivamente senza lasciarmi il tempo di pensare, di agire.
Lo guardai impaurito questa volta. Si giustificò e disse che si era fatto tardi. Al ritorno ci accompagnarono i soliti silenzi... le lasciai il mio numero.
Accesi il cellulare, c'era un messaggio di Luca:
"Ciao Tommy... volevo chiederti scusa a nome
di tutti e 4, spero ci perdonerai.
Stasera alla baracca alle 10 puntuale...
Se saprai farti perdonare anche tu pagheremo il doppio!"
80 euro, pensai tra me... Dovrò farmi coraggio ed affrontare questa ulteriore prova. Prima di entrare dentro casa feci un ultima considerazione: "cosa sarebbe successo se non mi avesse fermato?"
...continua...