Passarono alcuni giorni prima che io e Tommaso ci risentissimo. Furono giorni di attesa, di domande e tormenti, giorni lunghissimi e a volte vuoti. Giorni in cui guardavo mille volte quel nome sulla rubrica chiedendomi se avessi dovuto chiamarlo. Non lo feci, ci pensò lui quel mattino piovoso e triste del 16 di giugno. Risposi allo squillo con crescente speranza rimirando il cielo, che già sembrava meno incazzato.
<1> pigiai ansioso il tasto
"Ciao... è da un pò
come va?"
"Io tutto ok... te?"
"Abbastanza bene anche se... mi manchi"
"Possiamo vederci... se ti va"
" 4.30 al parco. ok?"
"ok. a dopo!"
Aspettai quell'ora come un cane che aspetta il suo pasto, mi cambiai almeno 3 volte, continuando a tempestarmi di domande. Alle 4.20 mi avviai al parco e durante il silenzioso tragitto il cellulare mi avvisò dell'arrivò di un messaggio.
"Perdonami, ho avuto un imprevisto e non posso più venire! Mi spiace tanto, sarà per un altra volta"
"So che ora ce l'hai con me, e che probabilmente non vuoi parlarmi più, ma quello che mi hai visto fare l'altro giorno è l'unico modo per cercare di aiutare la mia famiglia... spero che tu mi capisca". Così Tommaso si fece risentire il giorno dopo e così risposi io, più confuso che mai:
"Aiuti la tua famiglia facendo sesso con 4 ragazzi?"
"No, vendendo il mio corpo..."
Rimasi spiazzato, quasi mi sentivo in colpa per come lo avevo trattato. Mille pensieri mi tempestavano la mente, mille domande che non volevano lasciarmi in pace.
"Scusa, ma penso che sia meglio non sentirci più..." fu l'unica cosa che riuscii a scrivere.
La risposta che mi diede fu la cosa più bella che avessi mai potuto ricevere:
"Allora ripensa a quel bacio... può bastare per farmi perdonare?
Non riuscii a rispondere subito, e non lo feci. Lasicai che la notte mi portasse consiglio, e fu proprio la notte a suggerirmi di perdonarlo.
" Ci ho pensato a lungo, non ho chiuso occhio, ma alla fine sono arrivato alla conclusione che non mi va di chiudere tutto così, proprio ora che stava andando alla grande. Però vorrei parlarne... oggi pomeriggio alle 4 a casa mia, via *** n° **, ti aspetto".
Si presentò alla porta puntualissimo, salutandomi con un "ciao" disinvolto. Lo portai in camera mia e lo invitai a sedersi sul letto ancora sfatto, per parlare un pò, per chiarire quella strana situazione. Ma Tommaso mi tirò un colpo basso, ed io cedetti. E me lo tirò cominciando a baciarmi all'improvviso, cogliendomi di sprovvista. Sentivo le nostre lingue lottare, scontrarsi, come era successo pochi giorni prima. Questa volta era una sensazione ancora più bella, ma non volevo farlo senza che prima mi avesse giurato che avrebbe smesso di vendere il suo corpo. Le sue mani esperte cominciarono ad infiltrarsi in zone sempre più erogene, provocando la inevitabile reazione. Afferrò di nuovo il mio sesso, prese a massaggiarlo, ma questa volta non riuscii a fermarlo, mi lasciai abbandonare al piacere, andando contro quella piccola voce chiamata coscienza che dentro la mia testa mi diceva di non farlo... soffocai quella voce e chiusi gli occhi. Tommaso aprì la patta dei jeans con inquietante lentezza, mentre il mio sesso si agitava da sotto i boxer. Miliardi di ormoni cominciarono ad affluire dal mio corpo, sempre più ansioso di nuove esperienze.-L'hai mai fatto?- mi chiese Tommaso
Feci di no con la testa, non riuscivo neanche a parlare. Intanto Tommaso aveva tirato fuori la mia verga ormai eretta ed aveva cominciato a leccarne la punta. Era una strana sensazione, sicuramente piacevole, ma per me del tutto nuova. La sua lingua cominciò ad insinuarsi dai testicoli alla punta del glande, provocandomi brividi di piacere per tutta la schiena. Continuò così per poco, per poi passare a prenderlo in bocca completamente. Riuscivo a percepire intorno al mio pene il calore e la consistenza della sua saliva, e le sue splendide labbra carezzare tutta la lunghezza del mio sesso. Ogni tanto alternava il movimento a dolci baci all'inguine rendendo e carezze alle gambe. Ad un tratto cominciai ad avvertire una forte energia che partiva dai tesaticoli fino al glande...
-s...sto per venire- dissi titubante. E non riuscii a finire la frase che il mio pene si libero dentro la sua bocca in copiosi getti di giovane seme. Lo guardai e fui preso da terribili sensi di colpa, mi alzai di scatto dal letto e mi riallacciai la patta dei pantaloni, guardandolo ad occhi bassi. Mi abbracciò, avvolgendomi di un insolito calore fraterno, ci stringemmo in un abbraccio che sapeva d'eterno... no, non l'avrei perdonato così, non potevo dimenticare... non volevo dimenticare! Mi alzai d'iscatto, interrompendo con irruenza l'abbraccio che fino a due minuti prima ci aveva vincolato in un amore sporco, privo di radici. Andai in bagno, presi una spugna umida a corsi in camera.
-Dai qua, faccio io- disse Tommaso premurosamente.
-Mi spiace, non vorrei cacciarti, ma dovrei andare da un mio amico a prendere i compiti- dissi, inventando tutto all'improvviso. Uscimmo di casa, senza emettere un fiato. Ci salutammo con un "ciao" freddo e distaccato. Era stato bellissimo, ma non avrei voluto farlo...
TOMMASO
Riuscii a farmi coraggio e superai anche quell'ennesima sfida contro il mondo. Quella sera non fu facile fare dello squallido sesso, non fu facile vendere il mio corpo con in testa i sensi di colpa verso Marco, ignaro di tutta quell'orrenda situazione. Fu come essere seviziato, privato dell'innocenza che un 15enne dovrebbe avere.
Marco non si fece sentire per alcuni giorni, così decisi di farmi avanti io in quel piovoso mattino del 16 giugno. Gli scrissi che mi mancava, mi rispose che potevamo vederci... 4.30 al parco. Guardai il cielo, che già sembrava aver ripreso colore, poi andai in camera a scegliere, tra i pochi che avevo, i vestiti migliori da indossare per quell'uscita. Mentre rovistavo nel mio armadio il cellulare squillò... un messaggio:
"Ciao piccolo, 4.30 alla baracca, ci siamo tutti! Non devi mancare"
Improvvisamente mi si gelò il sangue... non potevo non andare, mi avrebbero picchiato di nuovo e forse stavolta anche più forte, ma mi dispiaceva anche deludere Marco. Prima di prendere la mia decisione lasicai passare un pò di tempo, e solo alle 4.15 decisi di prendere la strada più facile, quella dello squallore, dei soldi facili, ma tremendamente necessaria in un momento come quello. Avvisai Marco che non sarei andato con un vigliacco messaggio, presi le mie cose e m'incamminai verso l'inferno. Entrai nella baracca accolto da fischi ed applausi. Tentai di sembrare allegro ed eccitato e cominciai a spogliarmi. Loro erano già tutti nudi, tranne Julio, che stava fumando una malboro in boxer. Mi fiondai su andrea, ma non lo baciai... il bacio rappresentava l'amore, il sentimento, il bacio mi ricordava Marco. Mi precipitai sulla sua verga e cominciai a leccarla e baciarla. Il sapore amaro e ormai così consueto del glande già umido mi invase la bocca; amaro come certi istanti della mia vita, istanti fin troppo lunghi per essere chiamati tali. Mentre continuavo col mio perverso gioco sessuale fui interrotto da un gran tonfo, i miei occhi vuoti incrociarono, alla finestra, quelli di Marco, visibilmente gelidi ed impauriti. Sì, era proprio lui... probabilmente mi aveva seguito, probabilmente non mi avrebbe più rivolto parola. All'improvvisò scomparve come un fantasma ed io, preso da un impeto di timore scappai a mia volta, lasciandomi, ancora una volta, quella triste raltà, chissà dove, chissà perchè.
***
"So che ora ce l'hai con me, e che probabilmente non vuoi parlarmi più, ma quello che mi hai visto fare l'altro giorno è l'unico modo per cercare di aiutare la mia famiglia... spero che tu mi capisca"
Così, schietto e sincero mi feci risentire il giorno dopo. Gli spiegai cosa facevo per portare a casa quegli sporchi soldi, aspettai la sua risposta tutta la notte, e il mattino seguente, solo allora, si decise ad arrivare. Disse di non voler chiudere tutto ciò che, insieme, avevamo costruito. Mi avviai verso casa sua, accompagnato da mille timori, da mille domande, mille paure. Cercai di risultare disinvolto, e ci riuscii. Riuscivo sempre a coprire il mio stato d'imbarazzo alla perfezione. Mi prese per mano e mi portò fino in camera sua. Intorno a me l'insidia di un ambiente nuovo, accompagnato dalla sicurezza che Marco mi stava trasmettendo, tenendomi per mano come un fratello maggiore. Quel giorno una ciocca di capelli le contornava l'occhi sinistro, celandolo dietro un miesterioso silenzio. Ci sedemmo sul letto, ognuno tenendosi per se le sue parole, ognuno aspettando che l'altro iniziasse a parlare. E forse fu l'elettricità che si resporava nell'aria, l'attrazione fisica che provavo per Marco, o cos'altro che mi spinsero a baciarlo. e questa volta non sarebbe stato solo un bacio. Dopo una prima esitazione, anche lui si lasciò andare, si lasciò guidare dalle mie mani più esperte per scoprire finalmente il piacere del sesso. Cominciai a scendere verso la patta dei jeans, dove già s'intravedeva il rigonfiamento di giovane ed ingenua eccitazione. Tirai fuori il suo sesso con estrema calma, non volevo bruciare quel magico momento di passione in pochi secondi. Gli chiesi se era la prima volta, annuì timidamente. Ci giardammo negli occhi, l'attimo prima in cui li chiuse per concedersi ai suoi primi piaceri. Il sapore del suo membro era uguale a tutti gli altri, eppure sembrava così diverso; Appena cominciai a leccare il glande Marco iniziò ad ansimare e a gemere. Era la sensazione più bella che avessi mai provato, nonostante non fosse la prima volta... eppure era come se lo fosse! Cominciai ad alternare il glande con i testicoli, di normale grandezza e un pò scesi verso le gambe, e qualche pelo pubico andava ad urtare le mie labbra. Sempre più, l'eccitazione prese il sopravvento, ed io cominciai a prendere il suo pezzo di carne completamente in bocca, mantenendo la mia inquietante lentezza. Dopo alcuni minuti cominciai a sentire il sapore aspro del pre-sperma.
-s..to per venire- mi avvertì Marco, balbettando con estrema timidezza. Allora presi il pene con le mani, mentre con la lingua continuavo a leccare il glande violaceo... e l'orgasmo non arrivò accompagnato da insulti come le altre volte, ma dal piacere di nuove esperienze, dalla voglia di farle insieme, io e lui, nessun'altro. Un sapore amaro mi scese in gola, e già non sembrava più amaro. S'alzò improvvisamente la patta dei pantaloni, rimettendo a posto il pene ormai non più eretto, e guardò a terra con sguardo fuggitivo e severo; lo abbracciai, e mi assecondò, ma poco dopo si levò di scatto ed andò in bagno. Era stato stupendo, non voleva ammetterlo. Ce l'aveva con me perchè gli avevo nascosto tutto, e potevo capirlo. Mi disse che doveva andarsene da un'amico per prender ei compiti: scusa troppo banale. Ci salutammo con un ciai freddo a distaccato.
Era stato bellissimo, anche se forse era stato un errore, forse mio, forse suo, o forse di entrambi.
2 commenti:
Grazie per l'avviso, meno male che siete tornati, pensavo di avervi smarrito un'altra volta
complimenti ragazzi... un lavoro molto bello...
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